La crisi della Chiesa è colpa del Concilio?

Gabriele Gherardi

Chiesa e mondo cattolico, passim: una lettura del Vaticano II

Quando Papa Giovanni XXIII ebbe (ci dicono) una specie di folgorazione, esclamando: “Ci vorrebbe un concilio!”, questa espressione poteva sembrare veramente profetica. Tutto sembrava andare così bene, mentre il decennio ‘50 svoltava negli anni ‘60! O meglio, tutto sembrava così chiaro…

Eppure la crisi c’era: non è accettabile la tesi che sia stato il Concilio a determinarla: il Concilio e il post-Concilio, nel bene e nel male, nella ricchezza dei fermenti che hanno liberato e anche nella molteplicità delle tensioni che hanno determinato, hanno dimostrato che la situazione era matura per un incisivo intervento rinnovatore. E del resto verso la fine degli anni ‘60 la situazione scoppiò in Italia e nel mondo; l’esigenza di una grande riforma (e qualcuno credette di una rivoluzione) si sollevò dalle nebbie della continuità…

Non si può evitare di notare che si è trattato di un Concilio che non ha promulgato dogmi. Anzi tutto il tono e il clima del Concilio, sia nel metodo di lavorare, sia nei documento prodotti, è quanto di meno dogmatico, anche nel significato usuale del termine. Anziché imporre con l’autorità del dogma una verità da credere proprio perché difficile da comprendere, i documenti conciliari tendono con evidenza a comporre il divario fra la fede e il mondo contemporaneo, e la cultura e la mentalità dell’uomo contemporaneo.

Il ricorso frequente alle fonti della Bibbia e dei Padri, più che a quello dei Dottori della Chiesa, è indicativo di questo sforzo di umanizzazione o di ominizzazione; il confronto con le scienze contemporanee e con la psicologia e la sociologia, traspare evidente fra le righe; il linguaggio stesso è molto attento al dialogo con il mondo, che è del resto la dimensione che viene colta con maggiore chiarezza dagli interlocutori esterni.

L’atteggiamento prevalentemente pastorale del Concilio, la forte rivalutazione del ruolo (teologico e strutturale) del laicato, l’ecumenismo, la riforma liturgica, le aperture socio-culturali; tutto questo dà al Vaticano le caratteristiche di una vera e propria “riforma” della Chiesa cattolica.

Che questa fosse o no consapevolmente voluta dai padri, così sembra soffiare lo Spirito. Così in ogni caso lo capiscono e lo accolgono gli uomini, dentro e fuori dalla Chiesa.

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