Come pensano i poveri

Lorenzo Milani

(1923-1967) Lettera del 20 ottobre 1965 all’avv. Gatti: la scelta della povertà.

Da Lettere, Milano, 1979, pagg. 209s.

Caro avvocato, le accludo una cartellina… Sabato, partito lei, i ragazzi m’hanno preso in giro perché ero stato troppo cedevole con lei. Avevano ragione.

Ci ho messo ventidue anni, per uscire dalla classe sociale che scrive e legge l’“Espresso” e il “Mondo”. Non devo farmene ricatturare neanche per un giorno solo. Devono snobbarmi, dire che sono ingenuo e demagogo, non onorarmi come uno di loro. Perché di loro non sono. Io da diciotto anni in qua non ho più letto un libro né un giornale se non a alta voce con dei piccoli uditori Nella chiesuola dell’élite intellettuale tutti hanno letto tutto e quel che non han letto fingono d’averlo letto.

Dunque Barbiana è un’altra cosa, una poverissima scuola di montagna dove si legge poco, si scrive poco, ma quel poco è tanto pensato che alla fine fa impressione perfino a voi. Ma non è scritto per voi. Dunque dobbiamo dissociarci sempre e non lasciarci catturare.

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