Una liturgia con l’uomo al centro

Romano Guardini

(1885-1968) Lo spirito della liturgia, Brescia, 1987, pagg. 17ss: liturgia e uomo spirituale

Il significato della liturgia deve pertanto essere meglio definito. E innanzitutto è da stabilire in quale rapporto esso stia con la vita religiosa non liturgica. Lo scopo prossimo e specifico della liturgia non è quello di dar espressione al culto individuale di Dio: essa non deve edificare il singolo come tale, suscitare ed educare la sua vita religiosa. Nella liturgia non è il singolo che agisce e che prega. E neppure il complesso di una molteplicità di persone, come potrebbe essere la riunione in una chiesa di una “comunità”, quale mera unità nel tempo, nello spazio, nei sentimenti. Il soggetto, l’io della liturgia è piuttosto l’unione della comunità credente come tale, è qualcosa che trascende la semplice somma dei singoli credenti, è insomma, la Chiesa.

La liturgia è il culto ufficiale e legale della Chiesa e viene praticato e diretto da ministri da essa scelti ed incaricati appositamente di ciò, i sacerdoti. In essa, Dio deve essere venerato dall’unità sociale religiosa come tale, e questa in tale venerazione e per tale venerazione deve essere “edificata”. […]

La liturgia è e rimane la “Lex orandi”. La preghiera non liturgica deve sempre svolgersi sulle direttive di essa, ed in essa sempre rinnovarsi, se vuol rimanere vitale. Non si può certo dire che la liturgia stia di fronte alla preghiera popolare allo stesso modo che il dogma al ripensamento individuale della fede; ma una certa corrispondenza con quel rapporto normativo esiste. […]

La liturgia mostra innanzitutto che la vita di preghiera della comunità dev’essere sostenuta dal pensiero le sue preghiere sono intieramente dominate e compenetrate efficacemente dal dogma. […] Anche dove la corrente della preghiera si effonde più abbondante, essa è sempre diretta e padroneggiata dalla chiarezza del pensiero. […] Pregare è certamente “un elevare l’animo a Dio”. Ma l’animo deve essere diretto, sostenuto, rischiarato dal pensiero. […] Solo il pensiero conserva sana anche la vita religiosa. Buona è solo quella preghiera che viene dalla verità. […]

La liturgia è sentimento appieno dominato. […] La liturgia poi ci fa intendere come debbano essere le emozioni religiose, perché riescano durevolmente efficaci ad una collettività di persone. Non sentimenti troppo ricercati… bensì sentimenti fondamentali, umani e religiosi…: adorazione, anelito a Dio, ringraziamento, preghiera, timore, rimorso, amore, sacrificio, rassegnazione, fede, fiducia e via dicendo. Non emozioni troppo raffinate, troppo tenere, troppo sdilinquite, bensì forti, chiare, con la semplicità della natura. […]

L’azione liturgica, la preghiera liturgica procedono da premesse morali dall’anelito alla giustizia, dalla contrizione, dallo spirito di sacrificio ecc., e si concludono, spesso, a loro volta, in atti di carattere morale. […]

la liturgia non dice “io”, bensì “noi”[…] La liturgia non è opera del singolo, bensì della totalità dei fedeli.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...