La grazia di Dio non è a buon prezzo

Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Sequela, Brescia, 1971, pagg. 21s.

La grazia a buon prezzo è il nemico mortale della nostra chiesa. Noi oggi lottiamo per la grazia a caro prezzo.

Grazia a buon prezzo è grazia considerata materiale da scarto perdono sprecato, consolazione sprecata, sacramento sprecato; grazia considerata magazzino inesauribile della chiesa, da cui si dispensano i beni a piene mani, a cuor leggero, senza limiti; grazia senza prezzo, senza spese. L’essenza della grazia, così si dice, è appunto questo, che il conto è stato pagato in anticipo, per tutti i tempi. E così, se il conto è stato saldato, si può avere tutto gratis. Le spese sostenute sono infinitamente grandi, immensa è quindi anche la possibilità di uso e spreco Che senso avrebbe una grazia che non fosse grazia a buon prezzo?

Grazia a buon prezzo è grazia intesa come sistema; è perdono dei peccati inteso come verità generale, come concetto cristiano di Dio. Chi la accetta, ha già ottenuto il perdono dei peccati. La chiesa che annuncia questa grazia, in base a questo suo insegnamento è già partecipe della grazia In questa chiesa il mondo vede cancellati, per poco prezzo, i peccati di cui non si pente e dei quali tanto meno desidera essere liberato. Grazia a buon prezzo, perciò, è rinnegamento della Parola vivente di Dio, rinnegamento dell’incarnazione della Parola di Dio.

Grazia a buon prezzo è giustificazione non del peccatore, ma del peccato. Visto che la grazia fa tutto da sé, tutto può andare avanti come prima. E’ inutile che ci diamo da fare. Il mondo resta mondo e noi restiamo peccatori “anche nella migliore delle vite”. Perciò anche il cristiano viva come vive il mondo, si adegui in ogni cosa al mondo e non si periti in nessun modo – a scanso di essere accusato dell’eresia di fanatismo – di condurre, sotto la grazia, una vita diversa da quella che conduceva sotto il peccato. Si guardi bene dall’infierire contro la grazia, dall’offendere la grande grazia data a buon prezzo, dall’erigere una nuova schiavitù dell’interpretazione letterale, tentando di condurre una cita in obbedienza al comandamento di Gesù Cristo! […]

Grazia a buon prezzo è annunzio del perdono senza pentimento, è battesimo senza disciplina di comunità, è Santa Cena senza confessione dei peccati, è assoluzione senza confessione personale. Grazia a buon prezzo è grazia senza che si segua Cristo, grazia senza croce, grazia senza il Cristo vivente, incarnato.

Grazia a caro prezzo è il tesoro nascosto nel campo, per amore del quale l’uomo va e vende tutto ciò che ha, con gioia; la perla preziosa, per il cui acquisto il commerciante dà tutti i suoi beni; la signoria di Cristo, per la quale l’uomo si cava l’occhio che lo scandalizza; la chiamata di Gesù Cristo che spinge il discepolo a lasciare le sue reti e a seguirlo.

Grazia a caro prezzo è l’Evangelo che si deve sempre di nuovo cercare, il dono che si deve sempre di nuovo chiedere, la porta alla quale si deve sempre di nuovo picchiare.

E’ a caro prezzo perché chiama a seguire, è grazia perché chiama a seguire Gesù Cristo; è a caro prezzo perché l’uomo l’acquista al prezzo della propria vita, è grazia perché proprio in questo modo gli dona la vita; è cara perché condanna il peccato, è grazia perché giustifica il peccatore. La grazia è a caro prezzo soprattutto perché è costata molto a Dio – a Dio è costata la vita del suo Figlio: “siete stati comprati a caro prezzo” – e perché per noi non può valere poco ciò che a Dio è costato caro.

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